martedì 19 marzo 2013

Il Lungo Inverno - un libro di Laura Ingalls


Tra i libri scritti da Laura Ingalls, questo è uno dei miei preferiti in assoluto. Beh, forse raccontando singolarmente di altri suoi libri, ritroverete questa frase :-) sono davvero tutti i miei preferiti!! Ma questo è il libro che rileggo più volentieri e che mi tiene legata alle pagine fino alla fine. Si tratta di una vicenda abbastanza drammatica nella vita della famiglia Ingalls, durante un inverno durissimo. La piccola città, colpita da freddissime bufere di neve, che si abbattono per sette mesi, rimane isolata, senza approvvigionamento via ferrovia. La fame è alle porte, pian piano il carbone per il fuoco volge al termine, e la sopravvivenza dei suoi abitanti è davvero nelle mani di Dio…

Vorrei quindi raccontarvi per sommi capi cosa succede in questo volume della serie dei libri di Laura Ingalls, supportata anche dal fatto che le traduzioni di questi libri in italiano sono fuori commercio, e che quindi, a meno che non siate ferrati in inglese (o in altre lingue) è difficile che lo leggiate. Ve lo consiglio, però, se ne avete la possibilità, nel qual caso sarebbe meglio non leggere oltre, per non rovinarvi la sorpresa.

Il libro inizia con una scena nella prateria americana, nei terreni della tenuta degli Ingalls, a fine settembre. Il papà taglia il fieno per l’inverno mentre la mamma e le ragazze aiutano a raccogliere dall’orto per fare le conserve. Laura cerca di aiutare il padre riuscendo a mettere insieme tantissimo fieno, che sarà poi provvidenziale per gli avvenimenti successivi, e si accorgono nella palude vicina che i topi muschiati hanno costruito delle tane enormi per andarvi a rifugiare in letargo… segno di un inverno duro che sta per arrivare. Il papà cerca anche di cacciare le ultime anatre che si posano nel lago poco lontano prima di volare verso sud, ma non ne trova nessuna, tutti gli uccelli sono intenti a volare via più in fretta possibile. E cominciano le prime tormente di neve ad ottobre.

Papà Ingalls è preoccupato. È il loro primo anno nella tenuta e la minicasetta di legno costruita alla meglio per alloggiare la famiglia in estate non è sufficientemente calda per far fronte ad un inverno freddo. Ma è dopo aver assistito all’avvertimento di un indiano nell’emporio della città, che con gesti e attingendo ad una seggezza antica, indica agli abitanti che sta per arrivare un durissimo inverno, prende famiglia, armi e bagagli e si trasferisce in città nella casa che “provvidenzialmente” (!!!) aveva costruito e affittava come negozio. La casa è stabile e ben costruita.

Ora piccola pausa e una riflessione. Davvero questo piccolo particolare della casa-negozio è incredibile! Gli Ingalls venendo dall’est si erano impiantati in questa zona lungo il percorso della ferrovia che veniva via via costruita. Subito dopo di loro altri arrivarono e si stabilirono qui fondando una città (un mini paesello di quattro anime in realtà). Facendo domanda al governo, come tutti del resto, aveva ricevuto un pezzo di terra da coltivare dove aveva appunto costruito la baracchetta per l’estate. Ma (probabilmente spinto da un intuito divino, direi) ciononostante il papà decise di cogliere l’occasione e di costruire una casetta a due piani sulla via principale della città, da affittare ai nuovi commercianti che sarebbero arrivati da lì a poco, come si faceva nelle nuove cittadine del west. Se non avesse fatto così, non lo so se esisterebbero oggi i libri di Laura Ingalls e tanto meno la famosa serie televisiva, perché non ho idea di come la famiglia Ingalls altrimenti sarebbe potuta sopravvivere a quel terribile inverno!

Si stabiliscono quindi in città, le bambine vanno a scuola, si comprano le provviste che servono, da mettere insieme al raccolto ricavato dalla prima coltivazione dei campi e dell’orto, esiguo a causa del suolo vergine e pieno di radici della tenuta. Ma un giorno, proprio mentre Laura e sua sorella Carrie sono a scuola, inizia una tremenda bufera di neve. Un uomo arriva a scuola per riportare maestra e bambini in città (naturalmente la scuola era un edificio in mezzo alla prateria, lontano dalle altre abitazioni), e tutti insieme, in fila indiana, cominciano a camminare, piano piano, colpiti di qua e di là dal fortissimo vento, non vedendo nulla a parte il bianco grigiore della tempesta, ad una temperatura che avrebbe ucciso chiunque fosse rimasto indietro. Andando a senso e dopo un bel po’ di tempo finalmente cozzano contro un edificio, e alla fine anche le nostre bambine riescono a trovare la loro casa. La tempesta dura tre giorni, e da qui in poi tempeste così si ripeteranno ad oltranza per sette mesi, intervallate da uno o massimo due giorni di sole.

La scuola è chiusa, e il treno giornaliero che porta le provviste per i negozi dall’est non arriva più. È rimasto innevato in un tunnel, ma quando si cominciano i lavori per liberarlo dalla neve arriva un’altra tempesta. Ad una giornata successiva di sole si formano nuove squadre di lavoro, ma poi un’altra tempesta arriva, e poi un’altra e poi un’altra, rendendo impossibile la liberazione dei treni dalla neve e dal ghiaccio.

In casa Ingalls si è spostato il tavolo in cucina vicino alla stufa a legna che serve per cucinare, evitando di accendere anche quella nel soggiorno per risparmiare. Si mangia vicino al fuoco, pasti modesti, tipici degli Ingalls, ma pur sempre ancora sostanziosi, come fagioli al forno, patate o zucche lesse, patate ripassate, carne fritta, zuppe di fagioli, pane e conserve, crostate di zucca e di mele e per colazione frittelle, bacon e mele cotte, pane tostato e burro.  Dall’orto hanno patate, fagioli, mais, conserve di pomodoro rosso e verde, zucche, rape, burro e latte dalla loro mucca. C’è farina comprata all’emporio, lievito, tè, zucchero, carne e mele disidratate.

E sì, che gli inverni dei pionieri erano freddi, nelle case non c’era il riscaldamento centralizzato come ce l’abbiamo noi, erano i camini o le stufe a legna che riscaldavano la cucina, ma le stanze rimanevano fredde gelide, anche se erano costruite spesso al piano di sopra, e nelle quali passava la canna fumaria. Quest'inverno però non solo fa più freddo, ma le continue bufere di neve, rumorosissime, assordano le giornate che tra l'altro divengono sempre più buie. L’ululato insopportabile del vento è impossibile da non ascoltare, sempre presente notte e giorno.

Nella casetta i lavori di casa non cessano, ci si alza nello shock dell’aria freddissima, ci si veste e ci si lava accanto alla stufa della cucina, si prepara e si mangia la colazione, si lavano i piatti, si riordina, si spazza e si rifanno i letti di sopra. Solo allora poi ci si siede davanti alla stufa, avvolte in scialli e si ci si può dedicare allo studio. Le ragazze continuano a studiare da sole, leggendo capitoli di storia e facendo conti di aritmetica su una lavagnetta. Nel pomeriggio ci si dedica al cucito o alla maglia, sempre sedute attaccate alla stufa. Altri lavori non se ne fa, e si aspettano le isolate giornate di sole per fare il bucato, stenderlo e ritiralo congelato, segno che il processo di asciugatura ha avuto inizio.

Quando la gente della città si rende conto che i treni potrebbero non passare più, cercano di comprare più beni possibili dagli empori, che nel frattempo avevano alzato i prezzi delle loro cibarie alle stelle. Papà Ingalls riesce a malapena a comprare un paio di chili di carne e un bel chilo di tè, che sarà anch'esso una mano santa per la famiglia e che durerà fino alla fine.

Con i treni bloccati, si decide quindi di mandare la posta via slitta: il postino percorrerà in slitta dodici miglia,  il tratto che li separa dalla città più vicina. Purtroppo nel frattempo un’altra bufera di neve arriva, ma al suo termine il coraggioso uomo ritorna e porta della posta ai nostri beniamini. Oltre ad alcune riviste di notizie e di letture varie, arriva una lettera dal famoso reverendo Alden, che annuncia loro l’arrivo prossimo di un barile pieno di regali. Le ragazze sono contentissime delle riviste ma decidono di lasciare il piacere della lettura al giorno di Natale.

Natale infatti arriva, e per quel poco che hanno gli Ingalls riescono anche a scambiarsi dei regali, per lo più fatti da sé o acquistati nei negozi ormai vuoti di mercanzia della città. Le tormente imperano sempre più forti ma la lettura delle riviste conforta i loro cuori e li distrae seppur per poco tempo dal freddo.

Ma il tempo passa e le provviste diminuiscono a vista d'occhio. La mucca ha cessato di fare il latte e pasti diventano sempre più frugali, consistendo principalmente ormai solo di pane, patate e fagioli.

E poi il carbone volge al termine e non ce n'è da comprare in città, come ormai quasi qualsiasi altra cosa. Il papà che nel frattempo nelle giornate assolate corre con la slitta a prendere il fieno dalla tenuta, annuncia che da lì in poi bruceranno fieno! Con il suo ingengno riesce ad avvolgere dei mazzi di fieno creando dei bastoncini da bruciare. Certo è un fuoco breve ma in mancanza di altro si rivelerà provvidenziale ed è ciò che li terrà caldi fino alla primavera. Ma per farli bisogna avvitare fieno tutto il giorno, in modo da non far affievolire il fuoco. Un paio di giorni dopo finisce anche la farina. Il papà compra l’ultimo sacco di grano che trova nel negozio dei foraggi per gli animali: grano e non farina, e alla mamma viene l’idea di usare il macinino da caffè per macinarlo. Riescono ma la quantità è esigua, e d’ora in poi dovranno macinare tutto il giorno per avere abbastanza farina per fare il pane quotidiano. Anche  il cherosene che serve per tenere accesa la lampada finisce, e alla mamma viene in mente di fare una lampada usando un bottone: con del grasso sopra un piattino e un bottone ricoperto di stoffa riesce a creare una lampada che, anche con una fiammella piccolina, dà un po’ di luce nell'oscurità del pomeriggio e della sera. Ed è proprio in questi giorni che decidono di passare da tre pasti al giorno a due: faranno colazione e ceneranno a metà pomeriggio per poi andare a dormine, risparmiando cibo e bastoncini di fieno che devono faticosamente essere avvitati tutto il giorno.

Un giorno, un bel giorno assolato di mattina presto, un branco di antilopi fiancheggia la cittadina e si allontana nella prateria. Gli uomini del paese si riuniscono quindi con l’intento di andare a caccia, ma purtroppo a causa di uno di loro che si emoziona e spara prima del tempo, le antilopi scappano impaurite, portando via una buona razione di cibo, per quanto magra la carne sarebbe comunque stata in questo periodo. L’uomo, mortificato decide di macellare i suoi due buoi e di venderli alle famiglie.

Le ragazze cominciano a diventare tristi e insofferenti. La mamma cerca di tirare su le figlie, invogliandole un giorno a recitare i discorsi dei fondatori americani che a quel tempo immancabilmente si imparavano a memoria e anche giocando a chi sapeva più passi biblici. Piccole cose che trasmettevano un’aspettativa, da mattina a pomeriggio, da pomeggio a sera e da sera a mattina. Ma il freddo continuo, il rumore assordante delle tempeste, il buio, l’isolamento e il contatto ristretto e forzato davanti ad una stufa che non riesce a mandare indietro il gelo premente della cucina, demoralizza sempre più i loro animi.

Ma il tempo passa e ormai non c’è più tempo di pensare o fare altro che aiutare il papà ad avvitare bastoncini di fieno e a macinare il grano con il macinino da caffè, lavori snervanti se fatti a lungo, per cui tutti a turno fanno un po’ per uno. Patate e fagioli terminano e il grano sta di nuovo per finire…

In città comincia a girare la notizia che “probabilmente” un uomo venuto dall’est e insiediatosi in campagna da quelle parti “avrebbe” raccolto numerosi quintali di grano l'estate precedente, e che teoricamente dovrebbe avere ancora con sé. È solo una diceria di qualcuno che ha sentito qualcun altro dire una cosa del genere. Ma la gente nella città sta per morire di fame e il famoso (e qui diciamo eroico :-)) Almanzo Wilder, il futuro marito di Laura Ingalls, decide con un amico di avventurarsi della prateria gelata, in un giorno di sole, a cercare questo fantomatico contadino e comprare da lui il grano che potrebbe salvare la vita alla popolazione.

Ancora prima dell’alba i due si mettono in viaggio con due slitte piatte trainate da due cavalli. Freddo polare, distese e distese di neve senza punti di riferimento, a parte il sole per riconoscere i punti cardinali. Sanno solo che la fattoria è a sud, e finalmente verso mezzogiorno arrivano dal contadino, che vive in una casa fatta di fango, diventata ora una collina di neve. Il contadino ha il grano, si fa pregare per venderlo e seppur ad un prezzo piuttosto caro i giovani riescono ad acquistarlo. Naturalmente ora devono caricarlo sulle slitte e portarlo in citta, lontana alcune miglia, con poco tempo a disposizione prima di notte, sopportando temperature bassissime, attraversando zone paludose in cui i cavalli spesso cadono e con il pressante timore che da un momento all’altro arrivi la tempesta, che significherebbe morte certa. Vi dico solo che quando Almanzo arriva a casa dovrà strofinare i piedi ormai esanguei con la neve, per riattivare la circolazione,  e passare alcuni giorni febbricitante per il dolore che il congelamento agli arti inferiori gli ha causato.

Ma il grano è in città e la gente è salva. Ora non bisogna fare altro che continuare a macinare, a fare bastoncini, a mangiare ormai solo pane e a bere tè caldo, andare a dormine nel gelo delle stanze e rialzarsi per ricominciare tutto di nuovo il giorno dopo e aspettare la primavera.

Mesi duri ma alla fine la primavera arriva! In aprile finalmente una notte comincia a soffiare il chinook, un vento caldo delle praterie americane, e da lì pian piano la neve si scioglie, e tutta la campagna si trasforma in una distesa fangosa e i laghi vicini si allargano per l’acqua della pioggia. I treni continuano a non arrivare e la comunicazione per carro è impedita dalle strade impraticabili. L’unico sollievo è la temperatura ora sopportabile.

Ancora un mese ma poi finalmente il treno arriva e con lui, oltre alle provviste, anche il famoso barile del reverendo Alden. Dentro vi si trovano alcuni vestiti, regali vari e in fondo, avvolto in carta, un tacchino congelato con tanto di mirtilli ! Gli Ingalls decidono quindi di celebrare il Natale in maggio e invitano anche alcuni amici. Preparano un bellissimo pranzo, per rifarsi di quel lungo e magro inverno: tacchino al forno ripieno, salsa di mirtilli, purè di patate, pagnotte di pane bianco, crostate e torte. Il libro finisce con la famiglia Ingalls e amici riuniti, dopo pranzo, mentre il papà suona il violino e tutti cantano insieme.

Un po’ lungo lo so, ho accorciato più che potevo, ma spero di avervi trasmesso non solo la tragicità di questo evento realmente accaduto, ma anche la forza e la pienezza di risorse di questa famiglia. E se potete leggete questo libro, nonostante questo resoconto, leggetelo che ha una suspence unica!! Davvero alla famiglia Ingalls dovrebbero dare il premio nobel per la frugalità! Perché sapete qual era il loro motto? Dove c’è una volontà c’è una via! In certe situazioni non c’è tempo per lamentarsi su ciò che è stato o perché si è in una data situazione: bisogna solo rimboccarsi le maniche, trovare strategie e andare avanti pieni di fiducia!

E poi ho anche pensato che molti di voi hanno ancora neve e gelo, beh, sappiate che fra poco arriverà la primavera, caldo, sole e campi fioriti!! :-)

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16 commenti:

  1. Stai facendo appassionare anche me...
    A presto!

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  2. Si, io ho la neve!! :D Ahah! :D Grazie, concordo.. mi hai davvero appassionata ed è un piacere leggere persino i tuoi consigli letterari! TVB!

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  3. Ma che bello, ti ringrazio per averci postato questo racconto.

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  4. Dove c'e' una volonta' c'e' una via.E' bellissimo.
    Io aggiungo che la vita a volte non ti fa neanche scegliere devi andare per forza avanti in qualche modo, e l'istinto di sopravvivenza sceglie per te.Non e' per niente facile, ma passato il tunnel piu' stretto ti chiedi come hai fatto, forse se avessi avuto il tempo di rifletterci non avresti trovato le soluzioni che la necessita' impellente ti ha spinto a prendere.
    Mi riferisco a problemi ''di vita'', non solo pratici, perche' la sopravvivenza fisica e' certo un'altra cosa...

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  5. Eh ma così mi hai messo voglia di leggerlo :-)

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  6. Io ho comprato i nove libri, era da tanto che gli facevo il filo poi.... babbo natale me li ha portati!!
    Ho letto il primo libro, davvero bellissimo. Ci ho messo un bel po', perchè l'inglese lo so proprio poco.
    C'è voluta costanza, ma ora sono sicura che col prossimo faro' meno fatica!
    In biblioteca spesso noleggio i dvd, così tutti insieme ci riuniamo dopo cena per una serata cinema davvero fantastica. I bimbi sono entusiasti, e le bimbe giocano a fare la parte di Laura e Cherry!
    Adoro la famiglia Ingalss, adoro approfondire le mie conoscienze su quel periodo storico... anzi, se conosci qualche sito interessante in merito ( a parte il tuo che ovviamente ho letto tutto) indicamelo!

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    1. Bravissima Claudia!!! Babbo Natale è stato davvero stupendo! Sei ammirevole se hai voluto leggere i libri pur non sapendo tanto l'inglese, ma vedrai, e te lo garantisco, che andrà sempre meglio più vai avanti! Ci sono molti siti su Laura Ingalls e anche sul periodo storico dei pionieri americani, ma tutti in inglese ovviamente. Ci penso e in caso ti faccio sapere. Un abbraccio intanto!

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  7. ....semplicemente GRAZIE...un abbraccio Rita62

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