mercoledì 15 maggio 2013

Frugalità degli anni '40: bucato e riciclo vestiti


Ed ecco finalmente il terzo post della serie sulla frugalità degli anni '40. Oggi parliamo di bucato e riciclo vestiti. Anche in questo campo si cercava di risparmiare al massimo e di trattare i capi al meglio. Ecco dunque i consigli che risalgono a quel periodo.






Citazioni dell'epoca: 

"Lo spreco è consumo inutile"
"Tutto può essere utilizzato"
"Lo spreco non è segno di ricchezza ma di ignoranza e di trascuratezza"
"Ricuperare non è indice di povertà ma di saggezza"
 
 Smacchiatura

Per l’unto da grassi in generale: bollire un etto di radica saponaria in un litro d’acqua: filtrare e aggiungere 2 cucchiai di alcole e 2 di ammoniaca.
Per smacchiare e lavare abiti di seta o lana: bollire per un quarto d’ora qualche rametto di edera e di rosmarino con 5 o 6 gr. di cenere o di carbonato di potassico in 2 litri di acqua, aggiungendo, quando la decozione è tiepida, un cucchiaio di ammoniaca.
Per stoffe chiare e per pulire abiti da uomo: bollire in un litro d’acqua un etto di radica saponaria e quando si è ridotta a tre quarti aggiungere un cucchiaio di ammoniaca e uno di alcole: questa decozione si conserva in bottiglie per diverso tempo.
Questi preparati sostituiscono la benzina; bisogna sempre preventivamente spazzolare il tessuto da smacchiare.

Ogni tessuto ed alcune macchie richiedono trattamenti adeguati, occorre quindi prima di tutto stabilire la natura della fibra e della macchia e poi scegliere il procedimento indicato più opportuno.
Una fetta di patata cruda toglie le macchie di fango.

Lavatura

Cotone – È il tessuto più resistente alla lavatura a caldo (60-70 gradi), allo sfregamento e agli agenti sbiancanti; purché successivamente venga abbondantemente risciacquato.
Lino – Non sopporta trattamenti energici come il cotone, resiste meno all'azione dei detersivi: se asciugato violentemente diventa duro, ruvido, fragile.
Canapa -  Non bisogna distruggerne la caratteristica rigidità con trattamenti molto forti.

Evitare di far bollire la biancheria. Trattare a parte i tessuti colorati o delicati. Togliere prima le macchie e rammendare gli strappi. Far macerare per lungo tempo, separatamente secondo la qualità e il colore, i capi, salvo tessuti speciali. Gli agenti sbiancanti, anche più leggeri, danneggiano a lungo andare i tessuti; comunque, adoperandoli si deve aver cura che il preparato sia completamente disciolto nell'acqua. Ricorrere se mai all'acqua ossigenata, al perborato sodico, o al carbonato sodico o potassico in sostituzione della cenere di legno. Mai asciugare su stufe o termosifoni per non ingiallire la fibra.

Lana e seta – Lavare e sciacquare sempre in acqua tiepida, senza stropicciare e lavando con molta schiuma: servono a questo scopo la radica saponaria (1 gr. per 100 gr. d’acqua), l’acqua della pasta e dei fagioli e i saponi speciali.

Raion – In genere è utilizzabile la radica saponaria, però è meglio usare i detersivi creati appositamente: in ogni caso bisogna lavare rapidamente, senza torcere il tessuto e poi asciugare fra due panni.

Tessuti fini - Non si macerano. La biancheria fine o i tessuti di colore in raion e fiocco di raion si lavano rapidamente con sapone neutro in acqua abbondante, non oltre i 60 gradi: dopo la risciacquatura a tiepido o a freddo si spreme con cura e si asciuga subito all'aria.

Nel lavare tessuti misti si deve tener conto del componente più delicato per scegliere il metodo più adatto.
Con un bicchiere d’aceto nell'acqua dell’ultima risciacquatura si ridona la vivacità ai colori.
È consigliabile cambiare le calze ogni giorno e lavarle senza sapone che le fa scolorire e le sciupa. È sufficiente lasciarle a bagno nell'acqua fredda per qualche ora. Se le calze fossero veramente sudice di fango o altro, usare sapone, mai direttamente, ma sciolto nell'acqua. Asciugarle, appendendole dalla punta, all'ombra.

Economizzare il sapone mantenendolo quanto più possibile asciutto, strofinandolo sul tessuto per taglio invece che in piano, pulendo a parte prima della lavatura generale le parti maggiormente sudice.
La lana si lava con il fiele di bue (fresco). Lana e seta con decozione di foglie d’edera, di ortica, di fico, con infusione di senape pestata.
I tessuti delicati di lana con patate grattugiate messe in acqua tiepida.

Stiratura

Il lino – Va stirato umido e a ferro caldo.
Il cotone – Non troppo umido e a ferro a giusto calore.
La lana – Va stirata con ferro non troppo caldo, interponendo un panno umido – non stirare le maglie. Anche col raion all'acetato il ferro non deve sfriggere sull'umidità del tessuto.
La seta e le fibre sintetiche si stirano al rovescio a temperatura moderata.
Il velluto – Si stira direttamente sul marmo o tenendolo sospeso; il crespo e il velo non si stirano, ma si passano sul vapor d’acqua, asciugando poi all'ombra.

In genere i tessuti naturali resistono bene al calore del ferro da stiro, non così quelli artificiali.
La biancheria non va riposta appena stirata perché è ancora umida e prenderebbe cattivo odore. Stirare sempre per dritto filo.
Dopo aver inumidito attendere qualche tempo prima di stirare – adoperare panno scuro per vestiti scuri, chiaro per quelli chiari.

Conservazione degli indumenti

Calze – si conservano in speciali porta calze così confezionati:
Si preparano tante borsette una unita all’altra al bordo per mezzo di una cucitura a macchina in modo che tutte assieme formino una specie di soffietto da fisarmonica. In ognuna di queste borsette si ripone un paio di calze ripiegate e si uniscono per mezzo di un nastro colorato tenuto fermo da un’asola.
Oppure preparare una stampella che sorregga un pannello imbottito. A questo attaccare sei tasche ben disposte e in esse conservare le calze.

Gonne – perché le gonne non si sgualciscano, e quindi evitare lo sreco del gas o del carbone per stirarle, è opportuno preparare una stampella che abbia dei ganci in modo che la gonna rimanga ben appesa.

Tessilsacco – Per preservare gli indumenti di lana dalle tarme, dopo averli ben spazzolati e smacchiati, si ripongono in sacchetti di cellofane o di carta. Si appende l’indumento ad una stampella e si chiude nel sacco di carta.

Scarpe – Ricordare che meno lucido si usa, più le scarpe durano. Asciugarle, se bagnate, non esponendole al calore del fuoco, ma riempiendole di crusca o di carta. Infilarle sempre nell’apposita forma o imbottirle bene di carta. Riporle adagiate su di un fianco in appositi sacchetti.

Riduzione di indumenti

Da un lenzuolo, già rivoltato e logoro, si possono ottenere asciugamani, canovacci, federe, panni. Delle parti più logorate si fanno stracci per smacchiare o per lucidare i mobili.
Utilizzare la biancheria e i vestiti delle persone adulte per trasformarle in biacheria e in vestiti per bambini.
Per es. dalle camicie da uomo si ricavano delle camicette e dei grembiulini.

In guardaroba

Utilizzazioni varie – Non gettare ritagli di stoffa perché possono servire per confezionare tanti oggetti utili:
con ritagli di panno si fanno le scarpette per bambini;
con feltri vecchi si confezionano comode e moderne pantofole;
con ritagli di stoffe colorate si ricoprono cornici di cartone.

Anche le calze vecchie si possono utilizzare: si tagliano a spirale in strisce alte un centimetro e, lavorandole ai ferri o ad uncinetto, si fanno delle scarpette per bambini, scarpe per casa, copertine per culla, farsetti, scendiletto, sciarpe, ecc.

Utilizzazione degli stracci – Si ritagliano gli stracci a strisce alte circa un centimetro che si uniscono con un punto l’una all'altra  alternandone le tinte. Con le lunghe strisce così ottenute si fanno dei gomitoli che, lavorati ad uncinetto, a punto basso, danno dei comodi e caldi tappeti o scendiletto.

Utilizzazione degli avanzi di lana – Si uniscono i diversi gomitoli e le gugliate in un unico gomitolo e, alternando le tinte, si fanno delle magliettine o delle copertine. Gli avanzi di lana possono essere anche sfilacciati e usati per riempire cuscini, copripiedi, ecc.

Finisce così questa serie che ci ha riportati un po' indietro, agli anni '40 e ai tempi della guerra. Gli altri post della serie:


Quali di questi consigli mettereste in pratica? 

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11 commenti:

  1. come sempre interessante....
    passavo anche per il link party ....ho una ricetta!
    fra

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  2. Ciao!
    Sempre interessanti le cose che scrivi e che riesci a trovare: è un piacere leggerle!
    A presto

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  3. ....dei consigli davvero utili!!! GRazie!!

    RispondiElimina
  4. quante cose da imparare per risparmiare,ma piano piano imparerò anch'io.Intanto io riciclo i vestiti di mia mamma(quando a lei sono stretti li uso io)poi con gli asciugamani vecchi faccio panni per pulire i pavimenti,e vanno una cannonata,poi le calze di nylon le uso per filtrare la gelatina di more e lo sciroppo di lamponi ciao Daniela

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  5. Che bello, quante cose interessantiii, grazie cara

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  6. Ciao, stavo gironzolando per il blog (affascinata dal libro che hai citato sui vecchio pionieri americani) e ho pensato di contribuire suggerendoti di riutilizzare le vecchie magliette lavorate tubolari (quindi senza cuciture ai fianchi) ritagliandole a spirale, tendendo poi i nastri ritagliati e ottenendo della fettuccia da lavorare all'uncinetto, quindi una variante di quanto hai già scritto, ma che può tornare utile per realizzare dei morbidi tappeti da bagno! Se non sono stata chiara su come ritagliare le magliette fammelo notare che cerco di spiegarmi meglio....
    Ciao, Tatiana

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