martedì 16 dicembre 2014

5 # I pionieri americani: Viaggio sul carro

Oggi, tornando al nostro consueto discorso sui pionieri, parleremo del viaggio nei carri. Dopo aver dato uno sguardo alle piste tracciate dai pionieri, guarderemo nel dettaglio in che modo essi riuscirono a percorrere miglia e miglia per raggiungere la meta desiderata. Un viaggio difficile da immaginare ai giorni nostri, misto di tante peripezie e fascino.



I viaggi verso Ovest dunque venivano intrapresi dai pionieri nei famosi carri coperti. E prima di arrivare alla meta essi costituivano la loro abitazione per mesi e mesi.

I viaggi cominciavano normalmente all’inizio della primavera, così da avere davanti a sé i mesi caldi per percorrere le lunghe miglia verso il west. L’inverno invece era la stagione peggiore in cui a tutti gli altri rischi si aggiungevano quello del freddo e del pericolo di assideramento.




Lago Pepin oggi
Nel libro “Little House on the Prairie” (La casa nella prateria), quando gli Ingalls finalmente decisero di lasciare il Wiscounsin, cominciarono il loro viaggio proprio alla fine dell’inverno. La data da scegliere per la partenza era molto importante perché alla fine del vasto bosco, nel quale avevano vissuto fino ad allora, vi era un lago, il Lago di Pepin, che d’inverno era gelato. Bisognava partire in tempo per poterlo passare mente era ancora coperto di ghiaccio, ma non troppo presto in inverno ovviamente. Si misero quindi in viaggio e dopo aver attraversato i grandi boschi arrivarono sulle rive del lago e si cimentarono nella travesata della grande estesa di ghiaccio. Laura Ingalls raccontò quest’episodio con molta trepidazione. Una volta arrivati sull’altra sponda si accamparono, e durante la notte che cosa udirono? I forti rumori del ghiaccio del lago  che cominciava a rompersi…




I carri erano molto robusti ma leggeri, potendo portare carichi pesanti ma rimanendo veloci. Erano però altrettanto scomodi. Gli elementi di cui erano composti questi carri erano il fondo, il telaio con le ruote e la copertura. il legno usato era di ottima qualità, e gli unici elementi in metallo erano i chiodi, i cerchioni, gli assali e poco altro. Non vi erano molle: niente ammortizzatori! L’unica comodità forse era la tela che copriva il carro. Ci si poteva riparare dalle intemperie e anche dal sole che era forte nelle praterie. Inolte la copertura si poteva ripiegare facilmente secondo le esigenze. I pionieri comunque non rimanevano nel carro più del necessario durante il viaggio, anche a causa del poco spazio dovuto al mobilio e agli oggetti che lo occupavano. Spesso essi viaggiavano a piedi ai lati del carro, a volte spingendolo se era necessario a causa del terreno accidentato.

I pionieri portavano con sé parecchio materiale, i carri erano relativamente piccoli e venivano riempiti il più possibile, sapendo che nel west i negozi più vicini sarebbero potuti essere a centinaia di miglia di distanza. Portavano a parte il cibo, piatti e vettovaglie, mobilio, vestiario, biancheria (cuscini e coperte) e armi. Spesso durante il tragitto, a causa del troppo peso, erano costretti a lasciare indietro alcune di queste cose.






Il viaggio quindi era difficile e pericoloso, per questo i pionieri viaggiavano soprattutto in carovane, con 30 carri o più. Stare in gruppo era importante per difendersi dagli indiani quando si attraversavano le riserve. Gli attacchi alle carovane erano infatti più rari di quelli ai carri isolati.

A parte gli indiani, le disavventure non mancavano, per questo viaggiare insieme era di estrema importanza. Gli incidenti infatti erano frequenti e causavano spesso la morte. Il carro poteva ribaltarsi, impantanarsi, o venire trascinato via dalla corrente dei fiumi (e con lui tutti i possedimenti della famiglia proprietaria del carro…)



In giorni di bel tempo una carovana poteva percorrere 20 miglia (32 km); ma quando per la pioggia le strade si infangavano, riuscivano a percorrerne solo la metà.


Quando una caravana era molto grande, si divideva in due gruppi. Dietro la linea di carri seguiva la “colonna
del bestiame”, mucche da latte e alcuni buoi condotti da uomini a cavallo. 

La notte i carri si riunivano formando un cerchio e il bestiame veniva lasciato libero a pascolare. Gli uomini a turno facevano la guardia sotto le stelle dell’ovest.

Alle prime luci del giorno le guardie andavano intorno al circolo e gridavano di alzarsi (Arise, Arise!!!). Le mucche venivano munte mentre sul fuoco le donne preparavano la colazione. I buoi venivano aggiogati e i carri si rimettevano in fila e così ricominciava un'altra giornata di viaggio.
A mezzogiorno il capitano faceva fermare la carovana, possibilmente vicino ad un ruscello. Mentre si preparava il pranzo, i bambini correvano sulla prateria, raccogliendo “buffalo chips” (escrementi secchi di bufalo) per il fuoco della sera (che era la fonte primaria di combustibile dei viaggiatori). Dopo un’ora di riposo si tornava in marcia. Appena il sole tramontava e il caldo diminuiva il capitano cominciava a cercare un posto per accamparsi. La cena era sempre un pasto in cui ci si rilassava poi i bambini correvano da un folocare all’altro,  gli uomini parlavano del giorno seguente di marcia e le donne, magari cucendo intorno al fuoco sognavano le case che avrebbero avuto nella prateria. Dopo alcune note di un violino, (c’era sempre qualcuno che sapeva suonare o l’armonica a bocca o il violino, come anche papà Charles Ingalls, del resto), i pionieri andavano a dormire, alcuni nei carri, altri sul prato. Quando i fuochi si affievolivano, il vento della notte avrebbe portato gli ululi dei coyote.



La domenica era notoriamente un giorno di riposo. Tuttavia anche in questo giorno le donne lavavano i panni e facevano il pane e gli uomini riparavano le briglie dei cavalli e lubrificavano le ruote dei carri. Mentre la cena finiva di cuocere, tutta la compagnia si riuniva all’ombra del cerchio dei vagoni e il capitano leggeva un capitolo dalla Bibbia. Molto spesso si faceva riferimento al libro dell’Esodo, che parlava del popolo che vagava nel deserto, cercando la Terra Promessa.

Insomma un viaggio pieno di fatica e stress che solo una forza di volontà invincibile e il sogno di questa terra promessa e di una nuova vita facevano sopportare.



A presto con il sesto post della serie:


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