mercoledì 9 ottobre 2013

La cucina come ai tempi della guerra


In questi ultimi giorni qui a casa abbiamo iniziato un progetto molto interessante, di cui darò un resoconto più in là. Di cosa si tratta? Sulla base dei metodi di risparmio che si utilizzavano negli anni '40 e vari studi di quell'epoca, stiamo provando ad instaurare nella nostra alimentazione giornaliera il razionamento dei cibi, come avveniva durante  la seconda guerra mondiale, cucinando ovviamente ricette di quei tempi! Del razionamento ho già parlato qui, e trovo che questo metodo sia un sistema molto affascinante per risparmiare in cucina! Vi devo però delle spiegazioni più approfondite… intanto, che cosa si mangiava (e non si mangiava) ai tempi della guerra? E perché mi è venuto in mente di fare questa cosa proprio strana??


Durante la seconda guerra mondiale, in tutti i paesi coinvolti si dovette instaurare il razionamento di cibo per far fronte alla scarsità di prodotti alimentari, una misura volta ad assicurare un minimo di nutrimento per tutta la popolazione.


Ora, in Italia, paese alleato all'aggressore n. 1, sotto dittatura, e per gravi motivi di disorganizzazione che non sono riuscita ad approfondire debitamente, il razionamento non funzionava un gran ché. Cioè non veniva garantita alla popolazione una quantità sufficiente di cibo per il minimo fabbisogno. Ognuno possedeva la tessera annonaria, che prevedeva già un razionamento molto esiguo, ma quando poi ci si recava al negozio a cui si era registrati, molto spesso e dopo lunghissime file, capitava di ricevere poco o niente, perché le scorte erano finite. Il mercato nero dilagava, e già in sé, per la gravità del tempo, questo era una assoluta vergogna.

In Italia quindi la gente in generale soffriva la fame. Il pane, razionato, se si riusciva a ricevere, non veniva preparato con il grano ma con altri resti di cibi seccati e resi in farina come per esempio le bucce di fave. L’olio non si trovava a meno di pagarlo oro colato, e chi stava meglio erano magari i contadini che potevano sfamarsi almeno dal pezzetto di terra che avevano. Molto simile era la situazione in Germania e in altri paesi occupati.


Ben diversa invece era la condizione dell'Inghilterra. E in questo voglio esprimere qui tutta la mia ammirazione per questo paese! In qualità di non aggressori, avendo un governo più concentrato su se stesso che su mire espansionistiche, ed avendo imparato dalla prima guerra mondiale, quando la scarsità di cibo e di risorse e soprattutto la mancanza di una buona gestione interna avevano causato notevoli disagi, gli inglesi, già dal 1936, in vista di una eventuale imminente e molto probabile nuova guerra, avevano organizzato delle commissioni interne di preparazione per l'approvvigionamento di cibo e per creare un’organizzazione di razionamento che fosse il più adeguato possibile da sottoporre alla popolazione. E seppur a partire dal 1939 la Germania cominciò a bombardare, con i suoi sottomarini e navi, i mercantili inglesi che importavano cibo dall'Europa e dall'America (pensate che le importazioni costituivano i due terzi degli alimenti totali), l’Inghilterra era pronta. Un programma su vasta scala prevedeva la coltivazione di tutti i campi da pascolo possibili, con un sistema di incremento agricolo, per produrre in questo modo ciò che non si poteva più importare.

Il razionamento era quindi qualcosa con cui si poteva sopravvivere, e se la quantità degli alimenti era forse più scarna di ciò che mangiamo oggi, era totalmente sufficiente (per una lista di ciò che si mangiava Inghilterra durante la guerra, guardare qui.) Tutti possedevano la carta annonaria, persino la famiglia reale, e tutti ricevevano ciò che gli spettava. E il pane non era razionato, la carne non era a peso ma limitata dalla quantità di denaro che si poteva spendere e per acquistare lo scatolame erano previsti dei punti che si potevano utilizzare ogni mese. Poco, sì, ma adeguato. La verdura infine non essendo razionata si poteva acquistare liberamente e per incrementarla si istituirono i famosi orti di guerra in tutte le aiuole, parchi e campetti disponibili, di cui ho già parlato, con tanto di volantini del governo con istruzioni di come fare, cosa piantare e quando.

Tornando a noi, io da tanto volevo proprio sperimentare questo razionamento per vedere se fosse fattibile e se mi avesse fatto risparmiare ulteriormente o semplicemente in un modo diverso. Quello che mi ha colpito nelle mie ricerche sull'argomento, è che ci sono degli studi che testimoniano che in Inghilterra il periodo in cui la popolazione era più sana è stato proprio quello della guerra e degli anni immediatamente successivi nei quali vigeva il razionamento, un periodo in cui si ingerivano per lo più cibi integrali, molta frutta e verdura, e pochi grassi. Quello che mi interessa è adottare un razionamento che mi permetta di ridurre magari quegli alimenti che sono meno sani, incrementare con ciò che fa bene all'organismo senza costi aggiunti, e vedere se effettivamente le ricette sono commestibili e sazianti.


Naturalmente come lista dei cibi razionati per il mio progetto ho scelto quella inglese, essendo più “in carne” di quella di altri paesi, soprattutto dell’Italia, e anche perché una lista esauriente dei cibi razionati da noi non l’ho trovata. Ho naturalmente aggiunto pasta, riso e polenta e ho cambiato la carne in legumi, perché al momento siamo tendenzialmente vegani. Il progetto si sta rivelando molto interessante, e per i dettagli vi racconterò più in là con un resoconto dettagliato. Comunque state tranquilli, stiamo mangiando direi molto bene, e a me sembra anche più del normale, in modo molto vario e utilizzando ricette leggermente diverse, in particolare quelle utilizzate in Inghilterra durante la guerra, ma anche alcune italiane, ricette che pubblicherò nei giorni a venire.

Vi do un esempio di menù giornaliero, tanto per farvi un’idea:

Colazione: succo di arancia, tè, pane integrale tostato con un po’ di marmellata
Merenda: per me frutta, per mia figlia, pane dolce o biscotti fatti in casa
Pranzo: zuppa di verdura, patate o legumi/uova, insalata, pane integrale
Merenda pomeridiana: frutta o macedonia
Cena: pasta o riso o polenta o patate, verdura cotta/legumi, insalata, pane integrale
Il sabato c’è la “pizza della guerra”, e la domenica il dolce domenicale da mangiare dopo pranzo, naturalmente tutto in stile dell’epoca!

Ovviamente abbondiamo con ciò che non era razionato, in particolare verdura e frutta, e il limite di quantità reperibile si traduce per me in un limite di denaro, il mio budget per la spesa mensile.

Avete nonni o bisnonni che hanno vissuto durante la guerra? Cosa vi hanno raccontato?

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6 commenti:

  1. Ti segnalo un libro:
    Ricette di guerra 1940-1944 Per una cucina semplice semplice di Amalia De Santis Fefè editore 2005
    Però non so dirti se si trova ancora.

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    1. Grazie mille, Gianni, vado a cercarlo!

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  2. I miei genitori la guerra se la sono fatta e mi raccontano spesso la paura e la fame, tanta, tantissima fame... andavano a cercare le bucce di patata nella spazzatura, nonostante almeno mia madre avesse l'orto, mentre mio padre cacciava i piccioni con la fionda... ed erano soltanto dei ragazzini! Ora possono economizzare su tutto, ma non sul cibo, hanno una vera e propria fobia in merito alla dispensa, che dev'essere sempre piena!
    Ciao, Tatiana

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    1. Guarda, mia nonna era così, avevano il frigorifero sempre pieno e non buttavano mai via niente! Tempi davvero duri!

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  3. Trovo questo post molto molto interessante. Mi piacerebbe avere dei consigli sulle lettura da fare riguardo all'alimentazione e allo stile di vita negli anni della guerra. Il tuo blog è davvero utile ed interessante per me.

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    1. Ciao Letizia, purtroppo devo dire che è difficile trovare materiale online che dia notizie esaurienti riguardo gli anni della guerra in Italia, a parte il conflitto di per sé. Bisognerebbe informarsi su libri che trattino il tema, idealmente in biblioteca. I libri di Petronilla comunque danno qualche informazione.

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